Scopriamo la Valle Grana e le sue leggende: LOU PERTUS DLA PATARASSA

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Sulle montagne di Castelmagno esiste un antro chiamato Pertus d’la Patarassa
O anche detta Grotta del Ghiaccio..
Una cavità dove stranamente è sempre presente del ghiaccio, anche nei mesi più
caldi dell’anno.
E il ghiaccio non si trova nelle recondite e profonde viscere della montagna
ma a pochi metri dall’entrata.Un fenomeno, causato, forse, da particolari
fredde correnti d’aria che insistono in quel antro o magari dalla sua
particolare locazione.
La leggenda racconta che in quella grotta visse, tanto tempo fa, una giovane
e bella ragazza vestita di stracci in segno di umiltà. Da lì il nome in patois
di Patarassa (vestita di pata – straccio).
Si narra, che questa fanciulla fosse vissuta nel triste periodo medioevale
della tragica inquisizione e che appartenesse a un gruppo di fuggiaschi
(catari?)che fondò la mitica e bella Narbona. Comunità che si sviluppò,
originariamente, nella zona dei Casalas . Era così pura che volle stabilirsi
in quella grotta per vivere in completo ritiro spirituale aiutando, nel
frattempo, i pellegrini e i viandanti che passavano di lì per andare all’antico
villaggio di Castelmagno. Non solo: era anche un’ottima guaritrice e molti
andavano da lei per curare i propri malanni. Purtroppo, un giorno, i soldati
dell’inquisizione arrivarono anche in quei luoghi e cominciarono con le buone e
soprattutto con le cattive a riconvertite al credo ufficiale la pacifica
comunità di Narbona.La fama della gentile, ormai chiamata da tanti, fata
giunse alle orecchie del comandante del contingente militare. Quando, questo,
arrivò alla grotta fu colpito dalla fulgida e rara bellezza della ragazza e se
ne invaghì follemente . Ma lei non gli si concesse perché era votata alla
castità. Allora il comandante diventò arrogante e furioso per il rifiuto avuto
e volendola piegare ai suoi biechi desideri, schiavizzò tutti gli abitanti di
quel luogo . Obbligò quindi, uomini, donne, bambini e anziani ai lavori più
massacranti e pericolosi. La dolce ragazza, sapendo che era lei la causa di
tutta quella cattiveria pianse talmente tanto finché morì . Il buon Dio colpito
dalla purezza e dalla sensibilità della fanciulla ghiacciò le sue lacrime a sua
eterno ricordo .Infatti da allora, ancora ora,quel ghiaccio è lì, variando
nelle dimensioni a seconda delle stagioni e delle annate, restando comunque
testimone di quel grande dolore e della fredda insensibilità umana. Ma la sua
bontà fu così grande che le sue lacrime ghiacciate divennero ben presto e per
molto tempo considerate benefiche tant‘è che , i castelmagnesi, ebbero la
consuetudine di prelevarne un poco per usarle nella cura di molte malattie.
Tuttavia guariva solo chi era puro di cuore e cioè i bambini. Non è difficile
andare al “pertus d’la Patarassa” grazie alla segnaletica del sentiero (tacche
e paline rosse e bianche)che parte dal santuario (oppure dal malgaro appena
sopra di esso) e conduce al colle delle Crosette. Dal colle, grazie alle utili
indicazioni poste dal noto amico prof. Luigi Falco, si scende per circa 20
minuti, tra un tappeto di rododendri, percorrendo uno stretto sentiero
piuttosto ripido ma dalla traccia facilmente individuabile. La grotta si trova
abbastanza a valle, sulla sinistra.La sua profondità esplorabile è di circa 10
metri.
Lucio Alciati

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