Consigli al supermercato. Le denominazioni del vino

Leggi bene l'etichetta prima di acquistare. Ti spiego quali denominazioni seguire e perché sono importanti 3 min


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Dai commenti sul mio ultimo post da parte degli utenti che seguono la pagina facebook Il Diario di Torino e Torino Fan Community, si nota il grande interesse delle persone per gli argomenti inerenti al vino. Alcuni di essi hanno capito e anticipato l’argomento di questo e del prossimo articolo, ovvero leggere attentamente l’etichetta e retro-etichetta delle bottiglie.

Un vino di qualità al supermercato: gli accorgimenti da seguire

Ma andiamo con ordine, per scegliere un vino di qualità al supermercato sarebbe opportuno seguire degli indicatori di qualità che ho individuato e suggerito, di questi ne ho argomentati i primi due.

Il primo riguarda i contenitori del vino, indico infatti di diffidare dei bottiglioni e cartocci in tetrapak preferendo invece le classiche bottiglie da 75cl. oppure il Bag in Box.

Il secondo indicatore è il prezzo del vino, un tema che naturalmente ha suscitato discussioni, ho consigliato una cifra che al di sotto della quale non è opportuno acquistare il vino.

Per capire meglio l’argomento trattato ed avere un quadro completo ti consiglio di leggere i precedenti post che troverai sulla mia pagina di Torino Fan “il vino è per tutti” [Link].

Ti parlo ora dell’importanza delle denominazioni d’origine che trovi sulle etichette del vino.

Come ho spiegato in altre occasioni, per rendere più comprensibile il mondo del vino non uso la terminologia esatta del settore enologico ma mi esprimo con esempi e termini più comuni ad un consumatore generico.

Avrai sicuramente sentito parlare di D.O.C. l’acronimo che indica la provenienza di un vino e ne certifica anche la qualità.

Ogni vino ha delle caratteristiche che devono essere ben riconoscibili, che riguardano il profumo, il gusto, il colore, la gradazione alcoolica, e molti altri parametri come il residuo zuccherino o l’acidità totale.

Ad esempio, un Amarone della Valpolicella di qualità deve avere i seguenti tratti caratteristici ben riconoscibili:

  1. una decisa gradazione alcolica;

  2. un colore rosso granato;

  3. profumi di fiori appassiti, frutta secca e spezie;

  4. un sapore persistente, strutturato e che si percepisca il sentore gusto-olfattivo dell’appassimento dell’uva.

Queste peculiarietà possono essere rilevate solo aprendo la bottiglia, ecco perché è possibile e importante affidarsi alle certificazioni riportate in etichetta.

Prima di addentrarci nei disciplinari che certificano il vino è bene precisare che nonostante alcune falle che regolamentano la normativa delle denominazioni, le certificazioni sono comunque un punto di riferimento per chi non ha nessuno strumento per riconoscere la qualità di un vino.

In ordine crescente di importanza (immaginatevi una piramide dove alla base c’è IGT e la punta la denominazione Vigna) esistono le seguenti certificazioni :

  • IGT (Indicazione Geografica Tipica) corrisponde alla IGP (Indicazione Geografica Protetta) della normativa europea.

  • DOC (Denominazione di Origine Controllata) corrisponde alla DOP (Denominazione di Origine Protetta) della normativa europea.

  • DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) una legislazione più restrittiva al fine di circoscrivere la tipicità del prodotto in un luogo e garantire una migliore qualità.

  • DOCG con menzione della SOTTOZONA, in ordine crescente : comune, frazione, fattoria, podere, vigna. La denominazione riconosce anche un piccolo appezzamento di terra vitata dove le condizioni costituiscono un luogo originale particolarmente vocato alla viticoltura, il cosiddetto Cru

 Tornando al nostro esempio, l’Amarone della Valpolicella non potrebbe chiamarsi tale se non seguisse un protocollo disciplinare dettato dalla sua certificazione DOCG.

Se sforasse in senso negativo il disciplinare lo stesso vino verrebbe declassato in DOC e verrebbe chiamato per esempio “Rosso della Valpolicella” perdendo l’identità di Amarone.

In pratica, la certificazione rappresenta la carta d’identità di una bottiglia di vino.

Sono molti i parametri che definiscono questi protocolli di certificazione, misure aventi l’obiettivo di mantenere dei livelli qualitativi elevati, conservando la specificità del vino e garantendo che la produzione continui ad avvenire nel luogo di origine.

Ci sono dunque delle restrizioni che si impongono al fine di ottenere la possibilità di poter produrre e vendere, un vino “certificato” e, quindi, di qualità.

Vediamo alcuni esempi per poter capire meglio il concetto:

  • I vitigni devono essere coltivati solo nelle zone delimitate dal disciplinare.

  • Tutte le pratiche di viticoltura per poter ottenere le migliori qualità organolettiche devono rientrare in precisi parametri, tipo la percentuale massima per ettaro di raccolto, la densità di impianto e tanti altri ancora.

  • Anche le pratiche di vinificazione devono sottostare a parametri ben precisi, ad esempio come e dove deve avvenire l’appassimento o la fermentazione, oppure rispettare le percentuali di vitigni ammessi.

  • Se la tipologia di vino lo prevede, il disciplinare definisce l’obbligo e i tempi minimi di maturazione in legno e di affinamento in bottiglia. Viene dunque stabilito il periodo minimo che deve trascorrere da quando avviene la vendemmia a quando il vino viene messo in commercio.

Dopo questo prospetto necessario sulle normative, consiglio ai non esperti che vogliono acquistare il vino al supermercato, di seguire in etichetta la denominazione Doc e Docg.

Le due certificazioni che ti indico sono sulla punta di una piramide qualitativa perciò difficilmente puoi incappare in un vino scadente, soprattutto se unisci tutti i punti che ho individuato per distinguere un buon vino in mezzo agli immensi scaffali ricolmi di bottiglie di un supermercato.

Riporto gli indicatori di qualità da riscontrare in una GDO (e non solo alla gdo):

Seguirà nella prossima uscita l’ultimo indicatore qualitativo, un post dedicato al “produttore”, ti sollecito dunque di seguire la rubrica “il vino è per tutti”.

Per precisazioni o incomprensioni scrivimi attraverso i commenti dell’articolo o in qualsiasi altra piattaforma Social a me riconducibile.

Per saperne di più ti invito a visitare il blog vinoamoremio.it oppure la pagina Facebook  / Twitter  / Instagram  @vinoamoremio

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