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Curiosità

L’antica tradizione delle carte piemontesi, tra storia e magia

Conoscevate l’antica tradizione delle carte piemontesi? Una storia che comincia da molto lontano e, ancora oggi, c’è chi la conserva gelosamente. Scopriamo l’affascinante mondo delle carte, tra storia e magia

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Tarocchi
L'antica tradizione delle carte piemontesi, come i Tarocchi

Le carte da gioco sono un oggetto della nostra quotidianità, che troviamo ovunque, in casa, nei locali pubblici e nei circoli ricreativi. Sono un modo eccellente intrattenersi in compagnia, o per ingannare il tempo quando si è soli. Per molte persone sono più di un semplice gioco. Per qualcuno rappresentano una grande passione, un lavoro o un prezioso oggetto da collezione. Le carte hanno infatti tanti diversi usi e una storia che si perde nei secoli. In ogni luogo, le carte hanno conosciuto uno sviluppo peculiare e sono diventate un mezzo popolare per esprimere culture e particolarità locali. Anche il Piemonte vanta una sua tradizione in materia di carte, molto antica e radicata.

È molto difficile ricondurre la comparsa delle prime carte da gioco a una data certa. Secondo diversi storici, le carte probabilmente hanno fatto la loro comparsa poco dopo l’invenzione del materiale dal quale prendono il nome. Intorno al X secolo, in Cina, si inventa la carta e questa inizia a essere usata come cartamoneta. Le carte che i cinesi si scambiavano avevano diversi “semi” ed erano numerate con ideogrammi che andavano dal numero 2 al 9. Secondo l’antropologo statunitense W.H. Wilkinson, le carte cinesi erano allo stesso tempo denaro, strumento di gioco e la posta in gioco.

Con il tempo, la carta e le carte si sono spostate progressivamente verso Occidente. Secondo alcune ricostruzioni potrebbe essere stato Marco Polo, il celebre esploratore veneziano, a tornare per la prima volta in Italia con un mazzo di carte cinesi. Secondo altri studi, molto più plausibilmente sono stati i commerci con gli arabi durante il Medioevo a introdurre le carte in Europa. Negli anni, le carte erano passate infatti dai cinesi ai persiani, per giungere poi in mano agli arabi. I mamelucchi egiziani, alla fine del XIV secolo giocavano con un mazzo di carte molto simile a quello che conosciamo noi oggi. Questo era composto da 52 carte, divise in 4 semi: coppe, denari, spade e bastoni. Ogni seme includeva dieci carte numerate da 1 a 10 e tre figure. La religione islamica vieta la rappresentazione della figura umana, quindi, conformemente a questo precetto religioso, su queste carte erano riportati solo tre nomi: re, viceré e secondo viceré.

Le carte in breve tempo si diffondono in Europa, con grande successo. Sono un gioco amato da tutti, tanto dal popolo che dall’alta nobiltà. Nelle corti europee vengono prodotti mazzi di carte sempre più belli e preziosi, dalle illustrazioni sempre più elaborate e finemente ornati, anche con lamine d’oro. In occasione di particolari anniversari, alcune case regnanti presentano mazzi di carte celebrativi come dono alla popolazione. In molti regni le carte vengono registrate e tassate. Nascono così nuovi tipi di carte, con nuove figure e nuovi simboli. Si diffondono nuovi giochi e nuovi usi. Le carte viaggiano, attraversano i confini non smettono mai di evolvere. Oggi le ritroviamo anche al Pc e sui nostri smartphone. Con l’avvento di Internet, i giochi da casinò online sono diventati tra i più amati e diffusi in Italia e nel mondo.

In Italia possiamo trovare tantissimi mazzi di carte, molto diversi fra loro, ogni regione vanta le sue particolarità. I mazzi di carte da gioco piemontesi sono a semi francesi, sono quindi composte da carte di quattro diversi semi: cuori, quadri, fiori e picche. Sono le carte in stile francese più piccole diffuse nel nostro paese, misurano infatti 50×83 mm. Sono caratterizzate da figure doppie di stile franco-belga. Molto probabilmente discendono dalle carte genovesi, rispetto alle quali è possibile rintracciare una fortissima somiglianza. Tuttavia, la divisione orizzontale delle figure distingue chiaramente le carte piemontesi dalle carte liguri. Le carte piemontesi si caratterizzano, inoltre, per un particolare inedito rispetto alle altre carte di derivazione francese: intorno al seme degli assi vi è una ghirlanda a forma dell’ellisse, colorata di nero o di un colore identico a quello del seme. L’asso di cuori fa eccezione. I mazzi piemontesi posso avere 36, 40 o 52 carte.

Non solo, in Piemonte è diffuso anche un particolare tipo di tarocchi. I tarocchi piemontesi non solo un’attività ludica, ma la testimonianza di una tradizione molto antica, che si tramanda di generazione in generazione tra mastri cartai e tra giocatori. Ancora oggi appassionati di questo gioco si incontrano nelle valli del Piemonte per sfidarsi in torneo e passare bei momenti di convivialità. Il mazzo di tarocchi piemontesi è composto da 78 carte: 22 tarocchi, 16 figure (quattro per ogni seme: re, donna, cavallo e fante) e 40 cartine. Questi tarocchi appartengono a un differente tradizione rispetto alle altre carte da gioco diffuse nella regione. Sono infatti carte a semi spagnoli: bastone, spade, denari e coppe. Molto probabilmente queste carte sono una rivisitazione dell’antico tarocchino bolognese.

Inoltre, la città di Torino è molto legata alle carte dei tarocchi per diverse ragioni. La città ha sempre attirato occultisti e appassionati di esoterismo da tutto il mondo. Ha ospitato persino mostre dedicate ai tarocchi, e non solo. Alcuni artisti piemontesi continuano a rinnovare l’interesse per le carte, disegnando nuovi mazzi. Ad esempio, l’illustratrice Elisa Seitzinger in questi ultimi anni ha proposto una rivisitazione molto affascinante del celebre mazzo dei tarocchi di Marsiglia. 

Le carte restano vicine a tradizioni secolari, ma non smettono mai di innovarsi e di esplorare nuovi linguaggi.

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