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Mobilità

Paura dei contagi: i piemontesi cambiano abitudini

La pandemia galoppa e i piemontesi sono preoccupati, per questo hanno cambiato in massa le proprie abitudini di mobilità. Ecco, oggi, come si muovono e continueranno a farlo anche a contagi zero e vaccino

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Piemontesi cambiano abitudini di mobilità

La pandemia di Covid-19 prima, e il ritorno della seconda ondata di contagi hanno cambiato il modo di muoversi dei piemontesi. Un’indagine svela come oggi è cambiata in modo prepotente e quasi obbligato la mobilità nella nostra Regione e come, quasi certamente rimarrà, anche a contagi zero e con l’arrivo del vaccino.

La pandemia cambia le abitudini

“Verso una nuova normalità: come la pandemia ha cambiato le esigenze di mobilità dei piemontesi tra nuove paure, necessità e abitudini”. La seconda edizione dell’Osservatorio Mobilità e Sicurezza realizzato da Continental realizzato in occasione del Giro d’Italia, cerca di rispondere a questi temi tracciando una fotografia del vissuto, delle percezioni e delle aspettative degli utenti della strada oggi e nel prossimo futuro. Per offrire uno spaccato completo dell’Italia, regione per regione, di come la pandemia ha cambiato le persone e come l’industry automotive sta reagendo al cambiamento, Continental si è affidato ai due importanti istituti di ricerca Euromedia Research e Ernst & Young.

Come si muovono i piemontesi in epoca Covid

In questo momento di ricerca di una nuova normalità e di convivenza con il Covid-19, l’automobile è ritenuta dal 62,3% dei piemontesi il mezzo più sicuro con cui muoversi, ed è percepita oggi come sinonimo di prudenza responsabilità. Un dato rilevante, spiegabile soprattutto dal sentimento negativo di ansia (23,5%) che accompagna gli abitanti della regione e che si configura come il motivo principale dei loro cambiamenti di abitudini.

Chi dichiara di spostarsi in modo differente rispetto al periodo pre Covid-19 (35%), lo fa principalmente per timore di prendere i mezzi pubblici (31,3%) o perché sta sperimentando le nuove modalità di lavoro e studio come lo smartworking o la didattica a distanza (20,3%). Da questo ultimo punto ne deriva anche una riduzione drastica degli spostamenti (34,4%) e del conseguente bisogno di mobilità, anche dovuta alla perdita del lavoro o alla cassa integrazione (14,1%).

Continuerà così?

A fronte di questi dati, la domanda sorge spontanea: queste nuove abitudini sono destinate a perdurare nel tempo? In linea con i risultati ottenuti a livello nazionale, anche in Piemonte non si prevede di tornare alle abitudini pre-covid a breve: il 76,6% manterrà le nuove abitudini “sicure” di spostamento anche in autunno e in inverno, mentre il 56,3% anche quando sarà finita la pandemia e arriverà il vaccino.

La centralità dell’automobile

Dal cambio delle abitudini e dalle intenzioni di comportamento futuro emerge una mobilità che ha ancora al centro l’automobile come il principale e prescelto mezzo di trasporto. Un mezzo che gli intervistati desiderano sostenibile sia dal punto di vista economico che da quello ambientale e in grado di garantire spostamenti sicuri, efficienti e puliti.

Auto nuova sì o no?

Ma i piemontesi sono orientati ad acquistare un nuovo veicolo e a cambiare quello attuale? La maggioranza dice di no (68,3%) per motivi economici (il 39,2% del sub campione) o perché ritiene ancora affidabile il proprio mezzo (28,8%). Lo scenario cambia davanti all’ipotesi di poter usufruire di incentivi per l’acquisto di nuovi autoveicoli ecologici: in presenza di aiuti da parte dello Stato o delle Regioni, il 55,7% si dichiara propenso a utilizzarli e cambiare la propria auto. In questo contesto il 22,4% sceglierebbe un autoveicolo ad alimentazione ibrido plug-in, il 20,7% ibrido benzina, il 19% elettrico e il 17,2% GPL.

La trasformazione delle città

In previsione di un ritorno alla completa “normalità”, si avverte la necessità di ripensare la struttura, la viabilità e le infrastrutture delle città. Ben il 76% dei piemontesi, infatti, desidera una mobilità fatta di sostenibilità vera che rispetti l’ambiente e che veda come protagonisti autoveicoli sicuri ed ecologicamente “puliti”, e non una mobilità fatta di monopattini elettrici, mono-ruota o biciclette (18,6%).

Desiderio di meno traffico

Consultati sulle misure utili per mantenere le città decongestionate dal traffico e più vivibili da un punto di vista di qualità dell’aria, il 45,9% propone il potenziamento dello smartworking e dei servizi di prossimità; il 32,2% consiglia di puntare sull’elettrificazione dei veicoli e il 23% punta su una pianificazione degli orari di ingresso a scuola e a lavoro differenziata, per ridurre le ore di punta. Il desiderio di trasformazione però si scontra con la percezione delle persone (52,5%) che credono che il proprio Comune non sia ancora pronto ad accogliere questi cambiamenti di tipo sociale e strutturale.

Sostenibilità e ambiente

I blocchi della mobilità e delle attività produttive che hanno caratterizzato il lockdown hanno inciso positivamente sull’ambiente e, di pari passo, sembrava essere aumentata la consapevolezza e la sensibilità degli italiani rispetto al tema “ecosostenibilità”. Tuttavia, finita la fase emergenziale, questo trend sembra diminuire: più della metà degli intervistati (62,9%) dichiara infatti di prestare attenzione alle tematiche green come prima dell’emergenza sanitaria, se non in maniera inferiore.

Sicurezza stradale

Il 70% si sente sicuro delle proprie capacità alla guida del proprio mezzo di trasporto. Da cosa dipende la sicurezza stradale secondo i cittadini? L’elemento più importante viene ricondotto alla figura del guidatore (54,1%). Seguono poi i sistemi di guida assistita (7,1%), i freni e le cinture (rispettivamente 6,6%). In questo contesto rispettare il codice della strada significa compiere un atto di responsabilità verso se stessi e gli altri utenti della strada (65%), adottare un comportamento che tutela dal rischio di incidenti (21,3%) ed evita di incorrere in sanzioni (8,2%), mentre per l’1,6% è un limite che impedisce di godere appieno delle prestazioni del proprio veicolo.

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