Bambini strappati alle famiglie: e se accadesse a qualcuno di noi?

La rete delle sottrazioni di minori si estende come una ragnatela in tutta Italia. Ognuno di noi dovrebbe provare ad immaginare il dolore dei bambini e delle famiglie 2 min


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Bibbiano, Genova, Siracusa, Cuneo, Torino, Nizza Monferrato, Pinerolo, Moncalieri, una lista interminabile di città e di paesi, dove la rete delle sottrazioni di minori si estende come una ragnatela sordida e sotterranea. Come in una tela di ragno chiunque, come un insetto inerme, può essere catturato e mangiato. Una lenta agonia dell’anima, che può durare mesi, anni e anche….tutta  la vita.

Come madre provo a immaginare  il dolore dei genitori privati dei figli e per farmene una pur minima idea, per provare a sentirlo almeno un po’ sulla mia pelle, cerco nella mia esperienza qualcosa che me lo renda reale.

Era il 1997, il mio primo figlio aveva sei anni, decidemmo di mandarlo per quindici giorni in montagna vicino a Fenestrelle con Estate Ragazzi. Era un centro estivo veramente bello, ben arredato, vicino ai boschi e con un muro attrezzato per le arrampicate. La domenica si poteva andare a fargli visita e così facemmo. Pranzammo tutti insieme e facemmo una bella passeggiata, ma all’ora di andarcene, quando lo abbracciammo ci sentimmo da cani.  E’ difficile spiegare quel sentimento lacerante di perdita, di separazione, eppure da lì a pochi giorni sarebbe tornato a casa!

Allora mi chiedo come quelle persone, che fanno parte di quella rete, possano non percepire, almeno per un’attimo, una pur piccola sensazione del dolore altrui. Tutti hanno vissuto una qualche dolorosa separazione, tutti conoscono il dolore della perdita.

Ancora più insopportabile il dolore di un bambino che vede in un  attimo svanire il suo mondo, bello o brutto, ricco o povero, ma il suo, l’unico che conoscesse fino a quel momento. E’ come sradicare una pianticella con le sue deboli radici e trapiantarla in un altro terreno, magari più ricco, soffrirà, forse si adatterà o forse no o alla peggio morirà.

Una mia amica mi raccontò che nel lontano 1956 fu portata in collegio da suo padre e vi rimase per cinque lunghi anni, per la durata delle scuole elementari, tornando a casa solo per le vacanze estive.

Certo la sua era una famiglia povera, certo c’erano problemi di salute e di relazione tra i suoi, ma lei non se n’era mai accorta finché non si è trovata sola a tu per tu con altri bambini, chiusi là dentro.

Quando mi descrisse il momento della separazione, ancora, dopo quarant’anni non riusciva a trattenere le lacrime. Il padre, dietro consiglio delle suore, disse alla figlioletta che andava a comprare le sigarette e che dopo sarebbe tornato a prenderla. Lei si sedette su uno sgabellino e incominciò ad aspettare  ad aspettare ad aspettare finché capì che non sarebbe più tornato. Ancora oggi questa mia amica è incapace di descrivere cosa ha provato perché quel sentimento di perdita, di separazione ancora la sopraffà.

Solo una giusta causa può giustificare tanto dolore, dolore di altri ma che fa parte di tutti noi, in quanto facenti parte di una grandissima famiglia chiamata umanità. La giusta causa deve essere trattata da persone oneste e competenti con l’unico scopo di proteggere e aiutare a risolvere.

Il lucro deve stare lontano da tutto questo, la pena è che prima o poi può toccare, in qualche forma, a ognuno di noi.

Maria Grazia Scaglione

CCDU (Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani) Sezione Minori Torino.

Il CCDU è stato fondato nel 1979 ed è una ONLUS italiana in contatto con il Citizens Commition on Human Rights (CCHR) che è stato fondato dallo psichiatra Prof. Thomas Szasz e dalla Chiesa di Scientology e che ha lo scopo di ripristinare Diritti Umani e Dignità nel campo della salute mentale.

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