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Modi di dire piemontesi: Bogianen e Cerea

Conoscete davvero il significato dei modi di dire in piemontese? Eccone alcune che potrebbero rivoluzionare il vostro modo di parlare

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Di modi di dire piemontesi ne esistono tanti. Avete mai sentito, per esempio, il termine Bogianen? Il termine Bogianen viene comunemente usato per indicare una persona che rimane ferma in senso negativo; attaccata alle tradizioni, troppo prudente e non desiderosa di  cambiamenti. Errore! Il termine rappresenta, invece, la tenacia e la caparbietà dei piemontesi.

Modi di dire piemontesi, l’origine del termine Bogianen

Volando a ritroso nel tempo, andiamo nel 1747 quando i Francesi e gli Spagnoli decisero di conquistare Genova attaccando Carlo Emanuele III  e, precisamente, alla famosa Battaglia dell’Assietta. Per arrivare a Genova i Francesi dovevano passare per la Val di Susa e la Val Chisone che erano però difese dai forti di Exilles e di Fenestrelle; non restava che passare per il Colle dell’Assietta che era privo di fortificazioni. Carlo Emanuele III, a tempo di record, aveva fatto costruire delle opere di difesa tra l’Assietta e il Gran Serin dove i soldati piemontesi potessero trovar riparo. La battaglia stava però diventando insostenibile e il generale delle truppe piemontesi diede l’ordine di ritirarsi. Il Conte di San Sebastiano, con la sua truppa, non si ritirò dicendo: “Nojàutri bogioma nen” (noi non ci muoviamo) e..la battaglia si concluse con la vittoria dei piemontesi.
Questa vicenda girò per tutti gli ambienti militari dell’Europa e pare che il Re di Prussia amasse ripetere, a proposito dei soldati priemontesi, “Se noi disponessimo di un esercito di tale valore, conquisteremmo l’Europa”.
Da quel momento i soldati piemontesi vennero chiamati “bogianen”.
“Bogianen”, quindi, è motivo di orgoglio!

Modi di dire in piemontese. Cosa significa Cerea?

Tutti abbiamo sentito questo tipico saluto piemontese,  oggi poco diffuso, solo più usato dai vecchi piemontesi che, mentre lo pronunciano,  si tolgono il cappello. Nel linguaggio piemontese due sono i saluti: “arvëddse” e “cerea” ma mentre il primo ha una traduzione in italiano, arrivederci, il secondo non è traducibile. “Cerea” è più formale, e implica una certa distanza tra gli interlocutori . E’ un modo elegante e rispettoso di salutare.

Le origini del termine Cerea

Esistono varie teorie ma la più accreditata vuole che derivi da “Saluto la Signoria Vostra” dove Signoria è diventato sereia in dialetto e poi cerea.
Quindi il termine ha anche un tocco reverenziale in quanto era destinato, all’inizio, a persone di alta estrazione sociale.

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