Febbre e scuola, il Governo impugna l’ordinanza di Cirio: «Ci difenderemo»

I ministri Azzolina e Speranza contro il provvedimento della Regione Piemonte. Cirio: «Difenderemo l'ordinanza, è utile e necessaria». Di Maio, non usiamo i bambini per campagna elettorale2 min


Il ministero dell’Istruzione ha impugnato l’ordinanza della Regione Piemonte, al centro delle polemiche nei giorni scorsi, che obbliga le scuole a verificare la temperatura degli studenti e alle famiglie di certificarla. Lo apprende l’ANSA da ambienti della Regione Piemonte. Nei giorni scorsi il ministro Azzolina aveva definito l’ordinanza «intempestiva e inopportuna», preannunciando l’intenzione di impugnare il provvedimento.

Azzolina e Speranza Vs Cirio

OItre che dal ministro Azzolina, secondo quanto si apprende, l’impugnativa è firmata anche dal ministro della Salute, Roberto Speranza. «Se l’ordinanza del Piemonte sarà impugnata ci difenderemo nelle sedi opportune», aveva detto il governatore Alberto Cirio di fronte all’ipotesi dell’impugnativa. «Crediamo di essere nel giusto – aveva aggiunto – Io penso di avere dalla mia la ragione, perché si tratta della tutela della salute dei piemontesi. Questa non è una scelta mia personale, è una decisione condivisa dal mondo medico e scientifico».

Nell’interesse di tutti?

I genitori debbono misurare la febbre a casa ai figli «nell’interesse di tutti quanti», per evitare che un bambino o un ragazzo con un’alterazione della temperatura possa diventare un rischio per gli altri nel percorso da casa all’istituto scolastico: lo ha spiegato il ministro della Salute nel corso nel corso di un suo intervento nella trasmissione “diMartedi’” su “la 7”. “Chiediamo uno sforzo di poche decine di secondi alle famiglie ma si può fare nell’interesse di tutti quanti», riducendo così i rischi, ha detto, ricordando che la soglia indicata per rimanere a casa è di 37,5 gradi. In caso di temperatura superiore, ha ricordato il ministro, serve rivolgersi al medico o al pediatra di fiducia che deciderà gli eventuali controlli come il tampone.

Ci difenderemo!

«Difenderemo con forza l’ordinanza perché siamo convinti sia utile e necessaria, oltre a ricadere appieno nelle competenze della Regione, tra le quali c’è quella di tutelare la salute dei suoi cittadini». Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, commenta così la decisione del governo di impugnare davanti al Tar l’ordinanza che impone di verificare la temperatura degli studenti alle scuole, «peraltro già applicata senza particolare difficoltà – osserva il governatore – come evidenziato dall’avvio dell’anno scolastico».

La replica di Azzolina

«Ora per ora stiamo nominando i supplenti: solo oggi sono 25mila quelli nominati, sinora ne abbiamo nominati 70 mila, domani ci saranno altre convocazioni, per il 24 avremo i docenti in cattedra. In passato i supplenti arrivavano a ottobre in classe, con graduatorie cartacee. Una parte di questa procedura ora è digitalizzata: sono giunte 1 milione e 900 mila domande». Così la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina a Carta Bianca. La ministra ha assicurato che il concorso straordinario a ottobre si farà. «Mi sento di escludere un nuovo lockdown generalizzato della scuola: non siamo più quelli di marzo, abbiamo lavorato, le conoscenze scientifiche si stanno evolvendo. I protocolli servono a isolare i positivi ma ci auguriamo che un lockdown della scuola non sia più pensabile». Ha affermato la ministra dell’Istruzione.

La scuola in presenza, secondo il premier Conte

«Abbiamo lavorato per assicurare che questo anno scolastico possa svolgersi con didattica in presenza. Siamo consapevoli delle criticità e abbiamo lavorato tanto e continueremo a farlo per superarle a mano a mano che si presenteranno»: lo ha detto il premier Giuseppe Conte al termine della visita alla scuola superiore di Norcia. «Abbiamo predisposto una serie di regole e precauzioni, di impegni finanziari – ha aggiunto – ma anche di dedizione personale e professionale di tantissimi, di tutti coloro che partecipano a questo sforzo collettivo».

Fuori i bambini dalla campagna elettorale

«Lasciamo fuori i bambini dalla campagna elettorale»: è l’esortazione del ministro degli esteri Luigi Di Maio nel giorno della ripartenza della scuola intervistato nella trasmissione “Fuori dal coro” su Retequattro. Di fronte alle critiche sulla mancanza di banchi, insegnanti e mascherine, Di Maio ha sottolineato che «tutto si può migliorare» e che l’Italia, rispetto ad altri paesi europei ha «stabilito norme molte rigide». Ma, ha obiettato il ministro, «quando si usano i bambini nella battaglia politica si fa qualcosa di inopportuno». In particolare, Di Maio ha citato le foto dei bambini senza banchi costretti a seguire le lezioni in ginocchio.

Immagine di copertina di repertorio

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