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Economia - Regione

Torino inizia a crollare: il pesante conto della prima settimana di chiusura

È pesante il bilancio della prima settimana di chiusura alle 18:00 di bar, ristoranti, pasticcerie e gelaterie a Torino. Si rischia il crollo totale

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Bar e ristoranti chiudono alle 18 a Torino

TORINO – È pesante il conto della prima settimana di “mini lockdown” con la chiusura alle 18:00 voluta dal Dpcm di ottobre per bar, ristoranti, pasticcerie e gelaterie nel capoluogo piemontese. Lo rivela un’indagine.

L’indagine sulla chiusura alle 18

L’indagine svolta dall’Epat su 350 operatori, propri associati di Torino e provincia, rileva una perdita tra il 75% e il 100% dei ricavi sulla settima precedente. Le stime del 2020, rispetto al 2019, sono di una perdita di 1 miliardo e 100 milioni di euro, mentre per tutto il Piemonte la perdita stimata è di 1 miliardo e 700 milioni.

Bilancio aggravato dalla chiusura

L’aggravamento della chiusura alle 18:00 comporta, solo per il mese di novembre, un ulteriore deficit di 101 milioni di euro a Torino e 191 milioni sulla Regione, con una perdita media per ogni azienda che a novembre è stimata in circa 9mila euro.

Una perdita consistente

«Una perdita consistente – commenta Alessandro Mautino, presidente Epat Torino e Provincia – che si auspica non debba esser reiterata nel mese di dicembre dove assumerebbe entità ancora più consistente ed esponenziale per le mancanze di ricavi del periodo natalizio, normalmente al centro dei consumi annuali per gli esercizi delle nostre categorie».

Un grande sacrificio

«Il sacrificio richiesto alle aziende del settore – aggiunge Claudio Ferraro direttore Epat Torino e Provincia – con i suoi numeri impietosi lascia attoniti e la speranza è che il sacrificio, tra l’altro solo di alcune categorie, serva a un’efficace lotta al contagio. I ristori, come atto dovuto, contribuiranno a permettere alle aziende di superare il mese di novembre solo se erogati subito, anche perché la loro entità non supererà il 50% della perdita effettivamente subìta».

Immagine di copertina credit: Barbara Belusco

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