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Museo Egizio di Torino: 7 cose che forse non sai

7 curiosità sul Museo Egizio di Torino che forse non sai

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Quando si parla di Museo Egizio, la nostra mente rievoca subito quello situato nella nostra città. Un luogo meraviglioso, dove poter fare un viaggio a ritroso nel tempo, quasi alle origini dell’umanità. Il Museo è conosciuto in tutto il mondo, tant’è vero che i turisti vengono da ogni angolo del pianeta a visitarlo e, probabilmente, tutti i torinesi sono andati a vederlo almeno una volta nella loro vita. Forse, però, non tutti conoscono alcuni aspetti curiosi. Ma noi siamo qui anche per questo: ecco 7 cose sul Museo Egizio che (forse) non sai.

Il museo Egizio è il più visitato al mondo?

Purtroppo, a un tale record ancora non siamo arrivati. Ma il Museo Egizio, orgoglio della nostra città, nel 2016 ha registrato un incredibile numero di visitatori: 852.095. E’ divenuto così l’ottavo museo più visitato al mondo, secondo quanto riportato dal Ministero dei Beni Culturali.

Il più antico e il più importante

Il Museo Egizio di Torino è considerato il più antico museo al mondo dedicato alla civiltà neolitica. Ma non solo: anche il più importante in termini di qualità e valore storico, secondo solo a quello del Cairo.

Tutto è partito da una semplice moda

La storia del Museo Egizio nacque, se vogliamo, all’inizio del ‘800, momento in cui in Europa si scatenò una vera e propria moda per il collezionismo dei reperti Egizi. Uno dei più grandi collezionisti del momento fu Bernardino Drovetti, di origini piemontesi, che arrivò a mettere da parte ben 8.000 pezzi. Tra questi vi erano sarcofaghi, mummie, statue, amuleti, papiri e diversi tipi di monili. Pochi anni dopo, precisamente nel 1824, il re Carlo Felice acquistò questa meravigliosa (e ampia) collezione per la modica cifra di 400.000 lire dando vita al primo Museo Egizio al mondo.

30.000 pezzi in pochi anni

Dare alla luce un Museo Egizio non era sufficiente, ovviamente. Fu così che il famoso direttore Ernesto Schiaparelli, decise di condurre personalmente grandi spedizioni e scavi nel territorio egiziano intorno alla fine dell’Ottocento. Tempo dopo, precisamente nei primi decenni del Novecento, il museo contava già 30.000 pezzi. Testimonianze che rievocavano quella che era una delle più belle civiltà del nostro pianeta. Oggi se ne possono ammirare oltre 37.000 riguardanti il periodo che va dal paleolitico all’epoca copta.

Il Museo Egizio di Torino non è tanto diverso da quello del Cairo

Nel Museo Egizio di Torino si trovano cimeli di alto valore, che non differiscono poi così tanto da quelli del Cairo. Tra le collezioni torinesi vi sono anche quelle rinvenute nel XIX secolo. Si tratta di reperti portati alla luce grazie alla Missione Archeologica Italiana che ha condotto spedizioni intorno al 1900. Inutile, probabilmente, ricordare che nella comprensione e nello studio dei cimeli egizi la persona che ha contribuito di più è stato il francese Jean François Champollion, oggi conosciuto come il padre dell’Egittologia. Fu lui, infatti, che nel 1822 si rese conto che la scrittura egizia era una combinazione tra fonetica, ideogrammi e pittogrammi. Champollion pronunciò anche una frase che tutti noi torinesi non possiamo dimenticare: «la strada per Menfi e Tebe passa da Torino».

La maledizione del faraone

Nel 2001 furono registrati alcuni casi di intossicazione. Per la precisione 11 in un anno. Nessuno di questi, è importante sottolineare, ebbe gravi conseguenze. Tuttavia, sembra aver colpito proprio alcuni bambini in visita al Museo Egizio. E da qui sono partite false credenze e leggende relative alla maledizione del faraone. Inutile dire che in queste dicerie non c’è niente di vero.

Un film

E per finire, non si può non ricordare che nel film diretto da Marco Ponti, A/R Andata + Ritorno, molte scene sono state registrate all’interno del Museo Egizio di Torino.

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