Grotte alchemiche. Viaggio tra i luoghi più misteriosi di Torino

Torino è una «città magica», un luogo in cui – si dice - regni un potere occulto. E le grotte alchemiche, secondo alcune teorie, potrebbero persino nascondere la pietra filosofale. Ecco a voi il viaggio tra i posti più misteriosi (e sconosciuti) della nostra città3 min


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Avete mai sentito parlare delle grotte alchemiche di Torino? Probabilmente pochi di voi le conoscono. Ma non abbiamo dubbi sul fatto che ci siano tante persone pronte a giurare che esse racchiudano potentissime influenze occulte. La verità è che non ci sono neppure certezze sulla loro esistenza, ma è altrettanto indubbio che ne vale davvero la pena approfondire l’argomento. E chissà che proprio qualcuno di voi, non riesca finalmente a trovarle.

Sotterranei di Torino

A detta di alcune persone, non ci sono dubbi sull’esistenza delle grotte alchemiche, tuttavia l’accesso – per via della loro posizione – è pressochè impossibile. D’altro canto, altri esperti ritengono che questa storia sia stata diffusa dalle pseudoscienze esoteriche e, pertanto, sia priva di veridicità. Queste ultime, asserirebbero anche che le grotte siano state usate in passato alla stregua di porte dimensionali che consentirebbero di accedere ai famosi mondi paralleli. Realtà che la scienza ufficiale sta studiando solo ora ma che le discipline antiche menzionano da millenni.

Dove si trovano le grotte alchemiche?

Si dice che le grotte alchemiche, così chiamate perché considerate un antico luogo di ritrovo degli alchimisti, siano state fatte costruire per alcuni membri appratenti alla Casa Savoia, intorno al XIV secolo. Le presunte collocazioni sarebbero tre: nei sotterranei del Palazzo Reale di Torino, in quelli di Piazza Castello e di Palazzo Madama.

Il cuore magico bianco e nero

Ovviamente non stiamo parlando della Juventus ma di due realtà che esisterebbero nella nostra città, ovvero quella del triangolo bianco e del triangolo nero. In pratica due connessioni energetiche rispettivamente positive e negative che collegherebbero la nostra città con altre. Torino, infatti, sarebbe connessa a Praga e Lione formando un triangolo “buono”, ma anche a Londra e San Francisco formando un triangolo di energia oscura.

La grotta nei sotterranei di Palazzo Reale

Una delle grotte alchemiche si troverebbe nei sotterranei di Palazzo Reale e, secondo alcuni racconti, sarebbe larga quanto una carrozza. Secondo altri, però, non veniva utilizzata dagli alchimisti, bensì dai sovrani sabaudi che volevano incontrarsi segretamente con i propri amanti. Pare anche che questo tunnel collegasse il Castello di Rivoli.

Da Porta Fibellona a via Garibaldi

Un’altra grotta sarebbe situata nei pressi dell’antica Porta Fibellona (Piazza Castello) e arriverebbe sino in Via Garibaldi. Presumibilmente, toccherebbe anche la chiesa della santissima Annunziata. C’è chi giura, invece, che il tunnel arriverebbe fino alla Gran Madre. Anche in questo caso c’è chi ne accetta l’esistenza ma ritiene che sia stata realizzata per altri scopi, tra questi anche quelli militari.

Dov’è la terza grotta?

La terza grotta sarebbe la più importante e sembra che solo poche persone al mondo sappiano dove si trovi realmente. Lì, sarebbe custodita la famosa pietra filosofale.

Esistono o non esistono?

Probabilmente molti di voi, arrivati a questo punto, avranno le idee piuttosto confuse. Le grotte alchemiche esistono davvero o no? Sappiamo che in passato siano stati trovati diversi tunnel sotterranei nel centro storico di Torino, alcuni dei quali assimilabili alle grotte descritte e utilizzati, con molta probabilità, per incontri segreti tra politici e appartenenti a classi ecclesiastiche. D’altro canto, sembra ci siano prove anche di ritrovamenti di laboratori alchemici realizzati proprio sotto Palazzo Reale. Non esiste alcuna certezza, invece, né per la famosa Pietra Filosofale né per il fatto che le grotte alchemiche ospiterebbero portali dimensionali.

Gallerie ritrovate per caso

Un interessante libro, che tutti dovrebbero leggere, è «Torino sotterranea», scritto da Gianni Toninelli ed edita da Editrice il Punto – Piemonte in Bancarella. Nel volume l’autore racconta le sue incredibili “esplorazioni” in quella parte di Torino a noi sconosciuta. Tutto iniziò intorno agli anni Cinquanta, momento in cui lui stesso trovò un buco in una cascina di Grugliasco. Indagando a fondo scoprì che grazie a quel foro si poteva accedere a una galleria larga 7 metri e alta 4 metri. Dotata della tipica volta a botte, ogni 25 metri vi erano supporti per le torce. Nessuno sa per cosa venne utilizzata un tempo, ma si pensa facesse parte della famosa Galleria Reale.

Le gallerie di Piazza Castello

Quella della cascina di Grugliasco, fu solo la prima di tutta una serie di incredibili ritrovamenti. Nel libro, si racconta che: «da un vecchio deposito dei Murazzi sono entrato in una galleria. Stando alla direzione della bussola, sembra percorrere tutta via Po, per giungere a piazza Castello, dove, attraverso un diaframma, ora murato, entra nei sotterranei di Palazzo Madama. Questa galleria ne incrocia un’altra, di uguali dimensioni, circa 3 metri di larghezza per 2,50 di altezza, che procede in direzione sud. Questo percorso sbocca in un pozzo ascendente con chiusino nei pressi della rimessa dei tram di piazza Carducci». La galleria, spiega Toninelli, arriva fino a Quartieri Militari di Juvarra.

Gallerie sotto i palazzi del potere

Sembra che tutti questi tunnel abbiano un denominatore comune: si trovino sempre sotto i palazzi abitati da uomini di potere (reale o ecclesiastico). Anche le chiese del centro, infatti, sono dotate di tunnel sotterranei. E il Santuario della Consolata sembra essere il punto di partenza. «Dalla galleria collegante Sant’Agostino con San Dalmazzo – continua Toninelli – parte un sotterraneo che raggiunge la chiesa di San Domenico, passando sotto quello che fu il Tribunale dell’Inquisizione e da qui si poteva accedere alle sale di tortura del carcere ecclesiastico». Ora la domanda è: perché le persone che erano al potere avevano bisogno di nascondersi o, comunque, di spostarsi senza che la gente potesse vederli?

Perché sappiamo solo una piccola parte della verità?

E la seconda domanda che forse molti di voi si stanno ponendo è: perché conosciamo solo una parte della verità? Sappiamo, per esempio, che sotto la nostra città esiste una struttura difensiva che si dirama dalla Cittadella – luogo del sacrificio di Pietro Micca – ma non sappiamo dell’esistenza di molti atri tunnel – come quelli ritrovati da Toninelli. Il libro dell’autore, tra le altre cose, tenta di rispondere a vari quesiti: come erano costruite le antiche ghiacciaie di Porta Palazzo? Il ghetto ebraico aveva dei sotterranei? Perché Bersezio ambientò alcune sue opere nei sotterranei cittadini? Forse di risposte certe non ne avremo mai ma vale la pena continuare a farsi domande.


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