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Operazione dei carabinieri in svolgimento per smantellare gruppo criminale in bassa Val di Susa

Carabinieri disarticolano gruppo criminale dedito allo spaccio di stupefacenti nella bassa Val Susa, in corso di esecuzione 10 misure cautelari

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Carabinieri Torino
Operazione dei carabinieri in bassa Val di Susa

TORINO – È iniziata alle prime ore dell’alba, nella provincia di Torino, un’operazione che vede coinvolti oltre 80  carabinieri del Comando Provinciale di Torino stanno eseguendo un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal Gip del capoluogo piemontese su richiesta del Gruppo criminalità organizzata comune e sicurezza urbana della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 10 persone, ritenute responsabili di concorso in estorsione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Tre distinte piazze

L’indagine, condotta dalla Compagnia Carabinieri di Susa (TO) tra giugno e novembre 2020, ha consentito di individuare tre distinte piazze di spaccio di hashish e marijuana nella bassa Val Susa, in particolare nei comuni di Borgone di Susa, Sant’Antonino di Susa e Rivoli (TO). Lo stupefacente veniva approvvigionato da fornitori residenti nella città di Torino. È stata fatta luce anche sui metodi messi in atto da alcuni componenti del gruppo criminale per estorcere denaro a vari acquirenti morosi. Nel corso dell’attività investigativa sono stati già arrestati in flagranza cinque pusher e sequestrati complessivamente 11 kg di hashish e 3 kg di marjuana.

Parte della droga sequestrata dai carabinieri

AGGIORNAMENTO DELLE 9:16

Nel corso di una delle 30 perquisizioni eseguite contestualmente agli arresti questa mattina, i carabinieri hanno altresì arrestato, nell’hinterland torinese, un italiano di 35 anni al quale i militari dell’Arma hanno sequestrato, grazie al fiuto del cane antidroga, 250 g di droga, tra marijuana hashish e ketamina, nascosti nel tinello della cucina. Seguono altri aggiornamenti.

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 10:20

La droga veniva smerciata al dettaglio da diversi spacciatori direttamente dalle loro abitazioni e i clienti raggiungevano i luoghi d’incontro per l’acquisto con il taxi, in modo da non essere controllati dai carabinieri durante il periodo di lockdown. Proprio a causa delle restrizioni imposte dal Covid ed al conseguente maggiore rischio corso dai pusher il prezzo della droga era aumentato anche del triplo, tanto che gli acquirenti nelle conversazioni intercettate dagli investigatori dell’Arma, pur comprendendone le motivazioni, si lamentano dell’eccessivo aumento del costo dello stupefacente.

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