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Le chiudono in casa e le costringono a prostituirsi

Un uomo e una donna costringevano tre ragazze a prostituirsi. Compromettevano anche la loro reputazione in modo da non poterle far più tornare dalle loro famiglie. I dettagli della vicenda

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Polizia di Stato

TORINO – La polizia di Torino ha eseguito due misure cautelari nei confronti di una coppia di origini marocchine, un 30enne e una 28enne, accusati di sfruttamento della prostituzione, sequestro di persona ed estorsione.  Le indagini sono iniziate un anno fa, quando gli agenti del commissariato Dora Vanchiglia hanno scoperto che i due avevano costretto tre ragazze, connazionali, alla prostituzione, tenendole segregate in casa e minacciandole per sottrarre loro anche l’intero guadagno dall’attività. I clienti, dopo aver pattuito la prestazione desiderata direttamente con gli sfruttatori, si recavano in corso Moncalieri per incontrare le ragazze nell’alloggio in cui erano rinchiuse e costrette a prostituirsi.

Chiuse in casa e costrette a prostituirsi

Secondo quanto emerso dalle intercettazioni, le tre vittime sono state più volte minacciate: se avessero parlato, i loro video girati con i clienti sarebbero stati diffusi anche nel Paese di origine. Una delle tre è stata anche picchiata e derubata di una collana e del passaporto. Nell’ambito delle indagini la polizia ha anche scoperto che il figlio della 28enne era stato dichiarato figlio di diverso padre per ottenere il permesso di soggiorno, ed è stata quindi denunciata per alterazione di stato. Per il 30enne è scattata la misura cautelare della custodia in carcere mentre per la sua compagna l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Sfruttamento della prostituzione a Torino

Lo scorso 8 luglio personale del Commissariato “Dora Vanchiglia”, a seguito di una articolata indagine, ha eseguito due misure cautelari per sfruttamento della prostituzione, sequestro di persona ed estorsione.  Nell’agosto del 2019, gli agenti del commissariato, sensibilizzati da un progetto di vicinanza ai problemi del quartiere, sviluppano una notizia inerente lo sfruttamento della prostituzione ai danni di tre ragazze di nazionalità marocchina da parte di una coppia di loro connazionali i quali, oltre ad obbligarle al meretricio, pretende tutti i proventi dell’attività. Con il passare del tempo, le angherie dell’A.I. (classe 89) e della A.H. (classe 92) si sarebbero aggravate in quanto le vittime: sarebbero anche state private della loro libertà personale venendo rinchiuse nell’appartamento in cui erano obbligate a prostituirsi. I clienti, dopo aver pattuito la prestazione desiderata direttamente con gli sfruttatori ed aver pagato ad essi il servizio, venivano indirizzati nell’abitazione di Corso Moncalieri per consumare quanto stabilito. Quando le ragazze iniziano a manifestare la volontà di volersi sottrarre al controllo degli aguzzini, vengono minacciate di vedere diffuse anche nel Paese di origine, video ed immagini inerenti il meretricio.

Aggressioni e minacce

Dopo una prima denuncia dei fatti, alle minacce si aggiungono anche le aggressioni. Infatti, la coppia di sfruttatori malmena e deruba di una collanina d’oro, nonché del passaporto, una delle ragazze, per impedirle di tornare nel proprio paese, minacciandola di ulteriori conseguenze, le quali si manifestano nella pubblicazione, tramite uno dei principali social network, e l’invio a parenti e amici, di video della vittima in atteggiamenti intimi con uno dei clienti. Dalle intercettazioni telefoniche emerge un modus operandi teso a soggiogare le donne utilizzando metodologie ricattatorie ed estorsive basate sulla divulgazione di immagini nel Paese di origine, in modo da compromettere definitivamente la propria reputazione.

Nell’ambito dello stesso procedimento si acclara anche l’alterazione di stato di uno dei figli della sfruttatrice, dichiarato fraudolentemente figlio di diverso padre per ottenere il permesso di soggiorno, motivo per cui veniva denunciata per alterazione di stato.

L’Autorità Giudiziaria ha avallato in pieno le richieste fatte dagli investigatori concordando su tutto il piano accusatorio, riconoscendo la misura cautelare della custodia in carcere per lo sfruttatore nonché l’obbligo di presentazione alla P.G. per la sua compagna, concorrente nei reati di sfruttamento della prostituzione, sequestro di persona ed estorsione.

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