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Ambiente e Natura

In Piemonte il pipistrello dalle grandi orecchie: scopriamolo

Il Piemonte come casa del Rinolofo maggiore, il pipistrello dalle grandi orecchie. Scopriamolo insieme

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Rinolofo maggiore
Rinolofo maggiore - credit: archivio Ente Parco

Vive in Piemonte il Rinolofo maggiore, il pipistrello dalle grandi orecchie. Ma con un massimo di 14 individui nella Miniera d’oro M2 in Valle Moncallero. Questi i dati raccolti, lo scorso inverno, dai guardiaparco del Parco naturale di Marcarolo (al confine con la Liguria) sul Rinolofo maggiore o ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum): una specie di pipistrello diffusa, seppure non abbondantissima, per questa area naturale. 

A raccontarci del pipistrello Rinofolo maggiore sono Mara Calvini, Gabriele Panizza, Lorenzo Vay di Piemonte Parchi. Questo pipistrello – spiegano – è il più grande rappresentante della famiglia dei Rhinolophidae con una lunghezza testa-corpo di 56-71 mm, un’apertura alare che può arrivare a 40 cm e un peso fino a 34 grammi. È un animale sedentario tanto che la distanza tra il rifugio estivo e quello invernale solitamente è compresa tra i 20 e i 30 chilometri.

Com’è fatto il pipistrello

La caratteristica della specie sono le orecchie grandi con apice acuto e l’assenza del trago, la sporgenza che delimita il foro auricolare opposta al padiglione.

La peculiarità dei Rinolofi però è sicuramente la complessa struttura nasale a forma di violino nella quale sono presenti tre parti distinte: una inferiore, a forma di ferro di cavallo, dalla quale deriva il nome scientifico, che copre il labbro superiore e circonda le narici; una superiore appuntita, detta lancetta, attaccata soltanto alla sua base ed appiattita frontalmente e una intermedia, detta sella. È dal naso che emette gli ultrasuoni per localizzare le prede e orientarsi nel buio più assoluto. I suoi caratteristici impulsi sonori sono a lunga durata e frequenza costante di 77-83 kHz. Il Rinolofo maggiore ha una colorazione variabile ma generalmente è marrone chiaro sul dorso e più chiaro sul ventre.

La vita del pipistrello

La riproduzione avviene nel periodo dalla fine dell’estate alla primavera dell’anno successivo in territori riproduttivi adatti. Tra giugno e luglio la femmina, dopo una gestazione di 72 giorni, partorisce un solo cucciolo inetto (raramente due) che pesa circa 5-6 grammi; il piccolo aprirà gli occhi dopo 7 giorni di vita, imparerà a volare dopo 4 settimane e sarà indipendente a 7-8 settimane.

Negli spostamenti all’interno del rifugio i piccoli rimangono aggrappati al corpo della madre. Una curiosità è la presenza nelle femmine di due false mammelle, situate nella parte bassa del ventre, le quali servono al giovane per attaccarsi fortemente alla mamma. Quando invece gli adulti vanno all’esterno per la caccia, i piccoli rimangono appesi al soffitto.

Durante le fasi di riposo i rinolofi, infatti, si appendono nella classica posizione a testa in giù avvolgendosi più o meno completamente nella membrana alare con la coda ripiegata sul dorso.

Il Rinolofo maggiore predilige le zone calde e aperte con alberi e cespugli prossime ad acque ferme o correnti, anche in prossimità di insediamenti umani; trova rifugio estivo in fessure dei muri, alberi cavi e grotte ma svernano in cavità sotterranee con temperature tra i 7 °C e 12 °C.

Le aree di alimentazione sono situate anche in zone con copertura arborea e arbustiva e l’individuazione della preda può avvenire, oltre che in volo, anche da terra a discapito di Lepidotteri, Coleotteri ed altri invertebrati. Lascia i rifugi all’imbrunire per cacciare con volo “farfalleggiante”, piuttosto lento e solitamente basso (da 30 cm a 6 metri dal suolo). 

Studiare i chirotteri in miniera

Le abitudini notturne, la difficile individuazione dei posatoi, la difficoltà di determinazione delle specie e la loro ampia diffusione, rende difficile ogni operazione di monitoraggio di questi animali. Inoltre, le loro vocalizzazioni, non percettibili dall’orecchio umano, sono identificabili solo con appositi strumenti, i bat-detector.

L’Ente di gestione delle Aree protette dell’Appennino piemontese ha inoltre intrapreso concrete azioni di conservazione rivolte agli ambienti sotterranei che ospitano le specie di chirotteri di maggior valore conservazionistico a livello europeo. Nel 2019 sono state messe in sicurezza quattro miniere nella Valle del Gorzente, all’interno del Parco naturale di Capanne di Marcarolo, mediante l’installazione di appositi cancelli a barre orizzontali che consentono l’accesso ai chirotteri e ad altra fauna troglofila (per esempio, Geotritone Speleomantes strinatii, anch’essa specie protetta la cui conservazione richiede l’istituzione di Zone Speciali di Conservazione).

Nel 2019 ha poi recuperato e messo in sicurezza le Miniere M1, M2, M3 e M13 situate nella Valle del Gorzente, all’interno del Parco naturale di Capanne di Marcarolo, mediante l’installazione di appositi cancelli a barre orizzontali che consentono l’accesso ai chirotteri e ad altra fauna troglofila (es. Geotritone Speleomantes strinatii, anch’essa specie protetta la cui conservazione richiede l’istituzione di Zone Speciali di Conservazione).

Le miniere “M1” e “M13” sono state messe in sicurezza nella parte iniziale del loro sviluppo nell’ambito del Progetto di valorizzazione e gestione dei siti Minerari che ha previsto anche la possibilità di accesso ai visitatori secondo un protocollo di fruizione che tiene conto scrupolosamente degli obblighi comunitari in materia di conservazione delle specie e degli habitat: l’accesso a scopo didattico – fruitivo, pertanto, è possibile unicamente dal 15 aprile al 15 ottobre di ciascun anno su prenotazione, con accompagnamento obbligatorio di una Guida autorizzata dall’Ente parco.

La conservazione della specie

Come per tutti i chirotteri, anche per il Rinofolo maggiore, la conservazione passa inequivocabilmente per la protezione dei loro rifugi riproduttivi, quelli di svernamento e degli habitat nei quali esse vivono. Persino luoghi di modesta estensione e dalla natura molto particolare come grotte e miniere sono indispensabili alla sopravvivenza di molte specie, tra cui i pipistrelli, troppo spesso misconosciuti e bistrattati ma il cui ruolo è vitale per la salute degli ecosistemi.

Il Rinolofo maggiore è specie inserita negli allegati II e IV della Direttiva Habitat (Dir. 92/43/CEE) “Specie di interesse comunitario che richiede una protezione rigorosa” e “Specie animali e vegetali di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di Zone Speciali di Conservazione”. È inoltre inserita nell’Allegato II alla Convenzione di Bonn (resa esecutiva in Italia con la Legge 42/1983) che comprende le specie migratrici considerate in cattivo stato di conservazione, per la cui tutela le Parti contraenti s’impegnano a concludere accordi ai fini di conservazione e gestione. La specie è altresì inclusa nel cosiddetto Bat Agreement o Accordo sulla Conservazione dei Pipistrelli in Europa (ratificata in Italia con Legge 104/2005). È infine incluso nell’Allegato II “Specie particolarmente protette” della Convenzione di Berna (ratificata in Italia con Legge 503/1981).

Complessivamente lo status di conservazione a livello europeo non appare favorevole. Le cause principali sono imputate all’utilizzo di sostanze tossiche nelle opere di ristrutturazione, al disturbo arrecato alle colonie o alla completa distruzione dei rifugi, all’avvelenamento da parte dei pesticidi utilizzati in agricoltura, nonché alle alterazioni degli habitat di foraggiamento.

Attualmente gli interventi di conservazione dovrebbero prevedere innanzitutto una migliore definizione dello status di conservazione della specie con l‘identificazione del maggior numero di siti di rifugio. La protezione delle nursery (colonie riproduttive) e dei siti di svernamento, anche ospitanti pochi individui, è una delle azioni più importanti da intraprendere (particolare attenzione va posta alla ristrutturazione degli edifici e ad eventuali posizionamenti di grate di chiusura alle cavità naturali e artificiali). In secondo luogo, è necessario adottare misure di gestione del paesaggio che consentano il mantenimento di ambienti naturali e seminaturali diversificati. Come per tutte le altre specie di Chirotteri risulta estremamente importante una corretta educazione e divulgazione relativa alla “convivenza” con questa specie.

Chirotteri in numeri

Delle 97 specie di mammiferi terrestri presenti in Italia, 35 appartengono all’ordine dei Chirotteri (dal greco keir, mano e pteron, ala, letteralmente “mano alata”). La loro prerogativa è quella di volare grazie a un adattamento della mano. Ad esclusione del pollice le altre dita sono particolarmente allungate e unite da una sottilissima membrana di pelle, il patagio, leggera ed elastica, che consente il volo.

In Piemonte le specie di pipistrelli attualmente note sono 28 e di queste ben 19 sono presenti anche Parco naturale regionale delle Capanne di Marcarolo; ognuna di queste ha abitudini ecologiche differenziate sia nella scelta dei rifugi (cavità di alberi, sottotetti di case, ponti, grotte), sia negli ambienti di caccia (boschi, radure, zone umide, giardini, edificati).

Nell’ambito della biodiversità quindi, i pipistrelli giocano un ruolo essenziale ma, è bene ricordarlo sempre, svolgono anche un importantissimo servizio ecosistemico mangiando una enorme quantità di insetti effettivamente o potenzialmente nocivi alla salute umana, ai coltivi e ai boschi.

A partire dal 2000, il parco ha avviato un programma a lungo termine di studi denominato “Progetto di studio e gestione della biodiversità in ambiente appenninico”, che ha consentito nel tempo di arrivare a dati fondamentali sulle specie e gli habitat dell’Area protetta, in particolare presenza/assenza di specie protette, stato di conservazione, vocazionalità ambientale. Questa mole di dati ha portato nel dicembre 2009 alla redazione del Piano di gestione del Sito di Importanza Comunitaria “Capanne di Marcarolo”, che comprende 3 Piani di Azione, i primi redatti e approvati in Piemonte. Quello sui chirotteri è stato elaborato con la collaborazione del chirotterologo Roberto Toffoli, esperto nello studio di questi animali in Italia e all’estero. Nel 2009 è stato approvato inoltre il “Piano stralcio delle aree aurifodine” con due finalità: una, prioritaria, di carattere conservazionistico delle peculiarità biologiche del contesto territoriale sul quale insistono le ex miniere, l’altra culturale e socio economica, finalizzata alla valorizzazione del patrimonio realizzato tramite il lavoro quotidiano e l’esperienza delle genti del territorio e alla promozione di uno sviluppo economico sostenibile a favore delle comunità locali, creando nel tempo nuove opportunità di impiego, soprattutto nel campo del turismo naturalistico.

Attualmente gli studi scientifici a scopo gestionale e i monitoraggi previsti dalla normativa comunitaria e nazionale, comprendono tutte le Aree Protette dell’Appennino Piemontese e i Siti della Rete Natura 2000 gestiti dall’ente gestore.

Per approfondimenti

I chirotteri del Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo, testi e foto Roberto Toffoli

Gruppo Italiano Ricerche Chirotteri https://www.mammiferi.org/girc/  

Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/

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