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Vaccino Covid, il Piemonte è pronto. Tutte le info

Vaccino Covid, per le vaccinazioni il Piemonte è pronto. Ecco cosa prevede il programma, cosa si farà e chi sarà vaccinato per primo

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Vaccino e vaccinazioni anti Covid, il Piemonte è pronto a partire. Per questo, ha indetto una videoconferenza stampa in cui si è trattato dell’aggiornamento del Piano pandemico con particolare riferimento al potenziamento delle terapie intensive e sub-intensive e Il programma delle vaccinazioni contro il Covid-19.

Le anticipazioni sul piano vaccini

Alla videoconferenza stampa erano presenti il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’assessore alla Sanità Luigi Genesio Icardi, il commissario generale dell’Unità di Crisi Vincenzo Coccolo, e i commissari per le Politiche sanitarie Emilpaolo Manno e dell’Area giuridico-amministrativa Antonio Rinaudo. «Entro la fine dell’anno – ha anticipato Cirio – approveremo in Giunta l’aggiornamento del Piano pandemico, con particolare riferimento al potenziamento delle terapie intensive e alla vaccinazione Covid, che abbiamo messo a punto non appena il morso del Covid ci ha permesso di alzare leggermente la testa. Si spera che la Fase 3 non si verifichi, ma noi vogliamo essere operativi fin da subito».

Azioni chiave per il piano

Le azioni chiave del Piano pandemico, suddivise per fase di rischio, riguardano in particolare l’attivazione delle risorse aggiuntive, la sorveglianza epidemiologica e virologica, le misure di prevenzione e controllo dell’infezione, l’organizzazione delle attività per la gestione dei pazienti a livello domiciliare, territoriale e ospedaliero, lo sviluppo del sistema di comunicazione e di formazione, il monitoraggio dell’attuazione delle azioni pianificate per fase di rischio. Le indicazioni vengono attuate dalle Aziende sanitarie locali sotto il coordinamento e la supervisione del Dipartimento interaziendale funzionale a valenza regionale Malattie ed emergenze infettive (Dirmei).

I soggetti coinvolti

La rete dei servizi sanitari interessata comprende 12 Asl con 37 ospedali a gestione diretta e 2 ex Sperimentazioni gestionali, 33 distretti, 12 Dipartimenti di prevenzione, 3 aziende ospedaliere, 3 aziende ospedaliere universitarie, 3 Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) privati, 42 Case di cura private e 5 Istituti qualificati presidi delle Asl.

La rete dei servizi sanitari per il vaccino Covid

Le funzioni

Gli ultimi aggiornamenti riguardano funzioni e provvedimenti specifici nelle aree di sistema, territoriale e ospedaliera, tra cui: revisione dell’incremento strutturale dei posti letto di terapia intensiva e semintensiva nella rete ospedaliera pubblica; individuazione ed utilizzo della struttura sanitaria Valentino; adeguamento delle strutture di riabilitazione; revisione e integrazione dei piani di emergenza ospedalieri; adeguamento dei servizi di psicologia alle esigenze connesse con l’epidemia; sviluppo della campagna vaccinale di prevenzione contro l’infezione da Covid 19; rimodulazione dell’offerta di screening oncologici

La vaccinazione

«La possibilità di evitare la terza fase dipende anche dalla capacità di vaccinare in fretta – ha sostenuto il presidente Cirio – I primi vaccini arriveranno in Piemonte il 21 gennaio 2021 e serviranno per personale sanitario, medici, infermieri e gli ospiti delle residenze per anziani. Noi siamo pronti, abbiamo risposto con celerità, con impegno e con concretezza».

La Fase 1 delle vaccinazioni anti Covid

La fase 1 del piano della Regione ha individuato 28 ospedali dove il vaccino verrà consegnato da Pzifer per essere somministrato in 50 giorni a 93mila dipendenti delle aziende sanitari, 48mila ospiti delle Rsa e 34mila operatori di queste strutture (il richiamo della seconda dose deve avvenire tra il 19° e il 23° giorno dalla prima). A Torino sarà tra l’altro utilizzato l’attuale ospedale temporaneo Valentino, che, come ha spiegato Coccolo, «verrà rimodulato con una zona di accesso, l’accettazione, l’area di attesa, cinque aree di somministrazione con 60 postazioni ognuna, e una sala post somministrazione per eventuali monitoraggi specifici. Avremo una capacità di 10mila dosi al giorno».

Le squadre

Per concludere l’operazione saranno attivate squadre composte da un medico, 4 infermieri per l’inoculazione, 4 operatori sociosanitari per l’igienizzazione e 3 amministrativi per le pratiche burocratiche. L’operatività sarà garantita 7 giorni su 7. La Regione ha lanciato una gara per l’acquisto di 30 congelatori con capacità di conservare da -80 °C a vicino agli 0 gradi ogni tipo di vaccino che verrà usato.

La prenotazione

Una volta che le persone avranno espresso il loro consenso si procederà alla prenotazione. La vaccinazione non sarà obbligatoria, ma fortemente raccomandata. Il vaccino, ha ricordato Rinaudo, non è obbligatorio, «ma secondo me giuridicamente avrebbe retto il confronto con le norme costituzionali rendere il vaccino obbligatorio per il personale sanitario, che non può correre il rischio di contagiare i pazienti. La scelta politica però è stata diversa. Per evitare di vanificare uno sforzo tanto imponente, abbiamo già chiesto la collaborazione dei sindacati: non possiamo mettere in piedi una macchina organizzativa complicatissima e rischiare un flop a causa della non adesione dei soggetti che dovrebbero essere vaccinati».

Terapie intensive e sub-intensive

«In Piemonte dall’inizio della pandemia siamo passati da 327 posti a 1073 tra strutturati e complessivamente attivabili; un cambio epocale», ha dichiarato Icardi. La Regione ne finanzia 280 per 22 milioni di euro, lo Stato secondo il cosiddetto “Piano Arcuri” 604 per 96 milioni.

Via libera all’idrossiclorochina

L’assessore Icardi ha inoltre reso noto che il Consiglio di Stato ha accolto, in sede cautelare, il ricorso di un gruppo di medici di base sospendendo la nota del 22 luglio 2020 dell’Aifa che vietava la prescrizione dell’idrossiclorochina per la lotta al Covid-19: «L’utilizzo dell’idrossiclorochina è stato sperimentato nella prima ondata pandemica in Piemonte con risultati molto incoraggianti, non riuscivamo a capire perché i nostri medici dovessero rinunciarvi, quando anche l’Organizzazione mondiale della Sanità aveva sciolto le riserve emerse sulla base di pubblicazioni rivelatesi del tutto inconsistenti. Finalmente torniamo a disporre di un’arma che può essere utilmente impiegata soprattutto sul fronte del trattamento precoce della malattia, attraverso i protocolli di cura domiciliare, fondamentali per evitare il più possibile l’ospedalizzazione dei pazienti».

Icardi ha portato a esempio l’esperienza del distretto Acqui-Ovada dell’Asl di Alessandria, che dal 18 marzo al 30 aprile aveva preso in carico e seguito a casa 340 pazienti mediante il protocollo “Covi a casa”, che prevedeva l’utilizzo dell’idrossiclorochina. Si era riscontrata una drastica riduzione dei ricoveri, in controtendenza con i dati della stessa provincia, tra le più colpite del Piemonte: su 340 pazienti, infatti, si sono avuti 22 ricoveri e 9 decessi, numeri dolorosi, ma nettamente inferiori a quelli attesi in base ai dati epidemiologici.

Fonte: Regione Piemonte

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