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Un errore umano dietro alla tragedia di Mottarone?

Per ora è tutto “colposo” ma dietro all’incidente alla funivia Stresa Mottarone spunta l’ipotesi di un errore umano. Perché il freno d’emergenza non si è attivato? E le pinze?

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La tragedia di Mottarone
Errore umano dietro all'incidente alla funivia Stresa Mottarone?

Cosa c’è dietro all’incidente alla funivia Stresa-Mottarone che è costato la vita a 14 persone e vede ricoverato in gravi condizioni Eitan, il bimbo di 5 anni unico sopravvissuto? Quello che al momento è certo è che è “tutto colposo”: omicidio plurimo, disastro, lesioni gravi… e forse anche attentato alla sicurezza dei trasporti. Ma, ora, spunta anche l’ipotesi che dietro alla tragedia ci sia un errore umano. Difatti, sono sotto inchiesta le cosiddette “pinze” del freno d’emergenza che si sarebbero dovute immediatamente attivare quando si è spezzato il cavo. Questo sistema d’emergenza deve poter frenare la corsa della cabina sulla fune portante. Ma, come purtroppo si sa, questo non è avvenuto.

L’inchiesta è aperta

A condurre l’inchiesta è il procuratore di Verbania, Olimpia Bossi. Ed è proprio lei che dovrà fare luce sull’accaduto. Per ora, però, è ancora tutta da stabilire. E come accennato, gli occhi sono puntati sull’impianto d’emergenza. Qui, ci sono le pinze che non sono scattate quando dovevano. Queste sono dotate di appositi “cunei” atti a impedirne la chiusura quando l’impianto è spento durante l’orario di chiusura. Come da routine, alla riapertura dell’impianto funicolare questi cunei vengono rimossi per poi verificare che tutto funzioni come si deve.

Il sospetto

Secondo alcune indiscrezioni questi cunei potrebbero non essere stati rimossi la mattina di domenica 23 maggio, il giorno dell’incidente. E questo possibile errore umano potrebbe essere un fattore che ha determinato la non messa in azione del freno d’emergenza. Ma c’è un altro particolare che complica le cose: il sensore supplementare che avrebbe dovuto far comunque azionare il freno d’emergenza, e che invece non è scattato. Altra domanda a cui gli inquirenti dovranno trovare una risposta.

Se i cunei non fossero stati tolti quella mattina

«Ogni notte, dopo l’ultima corsa, il sistema frenante della funivia veniva armato e disarmato. I tecnici usavano dei cunei per tenere separati i morsi – spiega in un’intervista rilasciata a La Stampa uno degli investigatori – Certo, se quei cunei non fossero stati tolti domenica mattina, se il sistema non fosse stato armato, allora si spiegherebbe quell’accelerazione terribile fino al salto nel vuoto». Poi c’è anche la questione della cosiddetta “forchetta”, un particolare attrezzo che impedisce alle ganasce di scattare e che si usa per le prove a vuoto della funivia. Secondo l’ipotesi, potrebbe essere questo a essere stato dimenticato.

Perché la fune traente ha ceduto?

Altra domanda a cui si cerca di dare risposta è il perché la fune traente ha ceduto. Come ribadito dall’ingegnere di Cavalese (Trentino), Franco Corso, dirigente di servizio degli impianti a fune della ski area San Pellegrino in una dichiarazione a La Repubblica, «Si tratta di materiali con grado di sicurezza 5, cioè progettati per resistere a carichi cinque volte superiori rispetto al massimo previsto durante l’esercizio normale. La rottura di una fune è un evento rarissimo: si può verificare, in linea teorica, quando la fune si impiglia, e la tensione supera il grado di sicurezza, oppure per un evento esterno». E, riguardo al freno d’emergenza, aggiunge: «I freni dovrebbero essere sempre attivati, anche durante le corse di prova, ed entrare in funzione automaticamente se la cabina prende velocità. Ma se la cabina, in seguito a un contraccolpo, si staccasse dalle funi portanti i freni potrebbero non essere efficaci perché le ganasce vanno ad agire proprio sulle funi portanti». Il freno d’emergenza può essere disattivato, ma solo in caso di interventi di manutenzione; quando l’impianto è in funzione deve sempre essere attivato.

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