Piemonte, 38 guariti. Ma ci sono ancora troppi decessi

Cresce senza sosta il numero di contagiati e deceduti. Test a tappeto nelle case di riposo. Aggiornamento delle ore 20.301 min


TORINO – Cresce, lentamente ma da qualche giorno con costanza, il numero dei pazienti con il Coronavirus guariti in Piemonte: questa sera è salito a 38, nel bollettino diramato dall’Unità di crisi regionale altri 144 pazienti sono ‘in via di guarigione’, cioè risultati negativi al primo tampone di verifica dopo la malattia e attendono ora l’esito del secondo.

I guariti provincia per provincia

38 pazienti guariti: 19 residenti in provincia di Torino, 3 nell’Alessandrino, 5 nel Cuneese, 5 nell’Astigiano, 3 del Novarese, 1 nel Vercellese, 2 provenienti da fuori regione.

Quasi 600 decessi

I decessi comunicati oggi pomeriggio sono 29, di cui 17 nella provincia di Torino. Il totale complessivo è ora di 598 deceduti risultati positivi al virus. I ricoverati in terapia intensiva sono 440. Dall’inizio dell’epidemia sono in totale 7.228 le persone finora positive al ‘Coronavirus’. I tamponi diagnostici finora eseguiti sono 20.197, di cui 12.581 negativi.

Contagiati provincia per provincia

Il maggior numero di contagiati è della provincia di Torino con 3.435 persone, 156 in provincia di Alessandria, 307 in provincia di Asti, 378 in provincia di Biella, 528 in provincia di Cuneo, 609 in provincia di Novara, 360 in provincia di Vercelli, 288 nel Verbano-Cusio-Ossola, 65 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 102 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale. I ricoverati in terapia intensiva sono 440. I tamponi diagnostici finora eseguiti sono 20.197, di cui 12.581 risultati negativi.

Test in tutte le case di riposo

Verrà effettuato a tappeto il test sierologico per tutti i dipendenti e gli ospiti delle oltre 700 case di riposo del Piemonte. Nella mattinata di domani verranno campionate le prime per la validazione delle procedure, dopo di che, una volta eseguite le valutazioni di efficacia, si procederà progressivamente su tutte le altre. «I test sierologici – spiega Icardi – offrono un primo screening rapido in grado di identificare infezioni tardive, pregressi contatti col virus e avvenuto sviluppo di immunità, e possono essere utili per confermare la possibilità di consentire il ritorno al lavoro del personale sanitario risultato negativo al tampone. In più permettono di raccogliere preziosi dati per le analisi epidemiologiche dell’avvenuto contatto col virus in ampie fasce di popolazione».

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