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Il Piemonte “vede arancione”: per ora giù i contagi, ma Cirio invita alla prudenza

Piemonte zona arancione? Sì, forse. Ma Cirio chiede prudenza, o a gennaio saremo da capo. Decisivo l’incontro di giovedì

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Covid in Piemonte

TORINO – Le restrizioni adottate in Piemonte iniziano a mostrare i primi effetti, con i contagi che scendono ancora e un numero di ricoveri stabile rispetto agli ultimi giorni. «Raccogliamo il frutto delle prime misure regionali, quelle che avevo anticipato in autonomia già a ottobre – sottolinea il governatore Alberto Cirio – Da questa settimana, poi, potremo iniziare a vedere gli effetti anche dell’introduzione della zona rossa. Ma è un percorso da vivere con molta prudenza e rigore. Giorno per giorno».

I numeri dei contagi in Piemonte

Con 16.131 tamponi processati, sono 73 i decessi e 2.606 i nuovi positivi registrati nelle ultime 24 ore, mentre i ricoveri in terapia intensiva sono 384 (+6 rispetto a ieri) e negli altri reparti 5.150 (+76 rispetto a ieri). Dai in miglioramento rispetto a quelli di inizio novembre, che fanno sperare il Piemonte di cambiare presto colore, passando da rosso ad arancione. Invita comunque alla «prudenza assoluta» il governatore Cirio, secondo cui non bisogna «allentare il rigore e il senso di responsabilità». E, soprattutto, occorre «lavorare concretamente ad una prospettiva che possa essere davvero stabile».

L’incontro di giovedì sarà decisivo

Giovedì è in programma un nuovo incontro tra il governatore e il gruppo di esperti ed epidemiologi di cui si avvale la Regione Piemonte. «Insieme a loro – spiega Cirio – definiremo le azioni da attuare a 2-3 settimane, sia per scongiurare un effetto ricaduta, sia per definire una migliore organizzazione dei nostri servizi territoriali, anche attraverso un utilizzo più efficace dei tamponi rapidi». L’obiettivo, conclude Cirio, è quello di «darsi delle regole indipendentemente dal colore, perché se si ricade nel comportamento estivo, a gennaio saremo di nuovo da capo».

1 Commento

1 Commento

  1. Ella

    18 Novembre 2020 at 19:19

    Intanto caro Cirio moriremo di fame noi ristoratori. Non sarebbe stato meglio chiudere a ottobre, novembre tutto, oltre a chiudere la frontiera con la Francia, forse saremmo già stati fuori a questo ora, ma mi sembra di capire che a tutti voi governanti non ve ne frega niente di noi commercianti l importante è che lavorino i vari Amazon, e francamente una vergogna per come è stata gestita la cosa. Delusione al massimo

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