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Ambiente e Natura

Sabbia radioattiva dal Sahara caduta sul Piemonte, l’Arpa esclude anomalie

La sabbia portata del vento in Piemonte, proveniente dai poligoni nucleari del deserto del Sahara, non avrebbe causato anomalie nella radioattività nell’ambiente

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Deserto del Sahara
Sabbia dal deserto del Sahara in Piemonte

TORINO – L’avrete notata sulle auto, quella polvere marroncina rossiccia che nelle settimane scorse è caduta dal cielo, trasportata del vento. È la sabbia del deserto del Sahara arrivata nelle settimane scorse, sulle Alpi tra Italia e Francia, e proveniente dai poligoni nucleari.

Niente anomalie radioattive nell’ambiente

Secondo Arpa (agenzia regionale per la protezione ambientale) del Piemonte, questa sabbia non ha causato anomalie nella radioattività ambientale. In Piemonte, spiega Arpa, «sia la rete di allerta basata su 29 sensori Geiger-Mueller che funzionano in tempo reale, che le più sofisticate analisi di spettrometria gamma e conteggio alfa/beta totale eseguite giornalmente presso le stazioni di Vercelli e Ivrea, hanno fornito sempre risultati nella norma».

Radioattività artificiale

«D’altra parte – prosegue Arpa – l’eventualità che tracce significative di radioattività artificiale legate alle sabbie sahariane possano depositarsi alle nostre latitudini è da escludere: infatti pur essendoci ancora nel Sahara algerino, nei suoli dei siti sede dei poligoni nucleari francesi, consistenti livelli di radionuclidi derivanti dai test effettuati (Cs-137, Sr-90 e transuranici), la frazione fine di particolato trasportabile non contiene livelli di radioattività sufficienti per causare un incremento significativo dei livelli in aria, tali da essere misurati anche dai sistemi più sofisticati in uso».

Analisi diretta della sabbia

Le rilevazioni effettuate dalla Agenzia francese, con l’analisi diretta della sabbia ricaduta al suolo hanno consentito, conclude Arpa, «di ottenere sensibilità molto maggiori rispetto a quelle possibili con un prelievo del particolato atmosferico su filtro» ma «la quantità di radioattività depositata al suolo a seguito di questi eventi è comunque assai esigua, meno dello 0,1 % di quanto già è normalmente presente nei nostri suoli».

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