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Salute

«I malati di tumore non sono guerrieri». La lettera della Fondazione Tempia dopo la morte di Nadia Toffa

Dai recenti tristi fatti di cronaca – come la morte di Nadia Toffa – una fondazione per la cura del cancro, si propone di sensibilizzare tutti sul rispetto dovuto ai malati

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«Quella contro il cancro non è una guerra e i malati di tumore non sono guerrieri». Esordisce così una lettera aperta, scritta da uno dei maggiori enti di ricerca contro il tumore, del Piemonte: la fondazione Tempia.

La lettera prende spunto dai recenti fatti di cronaca che hanno visto la morte della giovanissima Nadia Toffa, malata ormai dichiaramene da tempo e a cui i giornali e l’opinione pubblica in generale hanno affibbiato quest’idea di “guerriera” che secondo la fondazione – e probabilmente anche molti singoli cittadini – non è assolutamente corretta.

«I pazienti non sono vincitori o sconfitti, né necessariamente guerrieri o eroi – spiega Viola Erdini, presidente della Fondazione Tempia – Da alcuni giorni in cui i tumori sono tornati sulle pagine dei media e dei social network, non sempre con toni e parole appropriati. Succede spesso che, con la morte di un personaggio famoso, come nel caso di Nadia Toffa che non aveva fatto mistero della sua sua malattia, la retorica della società scelga una scorciatoia e faccia indossare un’armatura alle persone che affrontano il cancro. Per alcuni può essere utile, ma per altri può risultare fin troppo pesante, fino a diventare la propria prigione».

Il punto di vista della fondazione, che suonerà per alcuni come una provocazione, è assolutamente e umanamente condivisibile.
Secondo i ricercatori si affibbia purtroppo al cancro ancora una vecchia retorica bellica che non si adatta più a una malattia ormai sotto i riflettori da almeno mezzo secolo; non è più un male oscuro e soprattutto in molti casi fortunatamente non è più incurabile.

Nella lunga lettera si fa riferimento all’importanza della prevenzione dei tumori, almeno quanto della cura, perché ormai è assodato che particolari tipi di vita e abitudini portino a una maggiore sensibilità al nascere di certi tipi di tumori.

Nella chiusura si torna nuovamente al tema iniziale con un sentito invito a tenere conto dei malati: «Ed è questo forse un tema di cui si parla ancora poco, quando parliamo di malati di cancro – conclude il direttore – Mi riferisco al diritto di essere malati, ovvero il diritto di vivere la propria esperienza di malattia liberi da pregiudizi altrui, senza sentirsi discriminati o emarginati, senza sentirsi addosso il peso di alcuna responsabilità di come si è scelto di affrontare emotivamente la propria malattia”.

Voi condividete quanto messo per iscritto dalla fondazione?

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2 Commenti

1 Commento

  1. Maria Vincenza Eterno

    27 Agosto 2019 at 4:51

    Concordo pienamente con la fondazione. ❤️

    • Fiammetta Bernocchi

      23 Giugno 2022 at 9:15

      Concordo pienamente, ci sono stati dei periodi che la metafora del guerriero ha funzionato per darmi forza, ma il rovescio della medaglia è il lato negativo di dover mantenere poi quell’atteggiamento perchè gli altri si aspettano che tu lo sia sempre e in ogni circostanza…(impossibile quando sei metastatica e tutta questa lotta sai che comunque non porterà la vittoria)…
      Probabilmente è rassicurante per chi ti circonda ( è difficile consolare chi non può guarire) ma estremamente faticoso per chi avrebbe bisogno di piangere o di essere di pessimo umore quando ne sente l’esigenza, senza essere giudicato…

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