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Torino, città dell’automobile? No, città del tabacco. Ecco perché

Tappe storiche di uno dei più importanti edifici di Torino Nord.

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Sulla felice confluenza dei fiumi Dora, Stura e Po, nacque, nella metà del 1500, per volere di Emanuele Filiberto, una masseria, Palazzo Viboccone, che offriva anche dello svago ai visitatori dalla città.
Nel trentennio successivo la masseria diventò ufficialmente luogo di svago della famiglia Savoia, con uno dei giardini più belli e curati del suo tempo, al punto che Torquato Tasso, in visita a Torino in quegli anni, la prese d’ispirazione per descrivere i giardini di Armida nella sua Gerusalemme Liberata.

La Regia Fabbrica del Tabacco

I ripetuti assedi francesi del 1600 però, a furia di colpi di cannone, privano Palazzo Viboccone di tutta la sua fulgida bellezza ed è solo per un recupero del 1768 che Palazzo Viboccone ritrova vita con ben altro impiego: diventa infatti la Regia Fabbrica del Tabacco. Che sono poi le vestigia con cui ci è anche più noto. Perchè Torino, prima di essere la città dell’automobile era la città del tabacco.

Un incremento della produzione

Con l’unità d’Italia, la produzione della Regia Fabbrica del Tabacco vede un incremento tale della produzione, da diventare una delle due fabbriche più importanti a livello nazionale, anche per la produzione di sigari.
Nel 1875 la fabbrica dava lavoro a ben 2.500 persone fra impiegati ed operai, di cui circa 2000 erano donne a cottimo.
Ulteriori ampliamenti vennero effettuati per far fronte alla produzione della nuova “spagnoletta” circa nel 1880, oggi conosciuta come sigaretta.
Nei primi anni del ‘900, in seguito a continue modifiche, la Manifattura è oramai una vera e propria comunità autonoma.

Un esempio di welfare

La fabbrica presenta infatti al suo interno il distaccamento della Guardia di Finanza, officine e falegnamerie meccaniche attrezzate per ogni tipo di lavorazione, mense per i dipendenti, un raccordo ferroviario che permette l’ingresso dei vagoni dallo scalo merci di Torino Vanchiglia, all’interno dei fabbricati, locali per il diletto e per lo svago -un cinema teatro, una sala biliardo ed un bar- e soprattutto un asilo nido che, a partire dal 1 ottobre 1907, accoglie i figli dei dipendenti fino ai tre anni di età e degli alloggi per i dipendenti ricavati direttamente dagli edifici industriali, chiamati dagli abitanti del borgo “case della luce”, per via della presenza al loro interno di energia elettrica prodotta dalle turbine. A queste strutture se ne aggiungono poi altre realizzate in epoca giolittiana soprattutto in funzione delle necessità dei dipendenti: la scuola materna Umberto I e la scuola elementare Rurale del Regio Parco (che nel 1920 muta il nome in scuola elementare Giuseppe Cesare Abba).  Insomma, un esempio di welfare più che moderno!

Una lotta contro il fascismo

Estremamente importante fu la strenua lotta che tutti gli operai della fabbrica fecero contro il fascismo, al punto che le camicie nere provarono ad entrare in forza nello stabilimento e vennero prontamente cacciati. La manifattura tabacchi fu un polo logistico dei partigiani, di notevole importanza e qui lavorò il fratello di Dante Di Nanni così come la madre delle Arduino. Anche dal punto di vista economico, con diverse collette fra i lavoratori, vennero aiutati i comparti partigiani.
Nel dopoguerra ci fu l’ultimo slancio produttivo, con circa 3.000 occupati, prima che l’arrivo di nuove tecnologie, alla fine degli anni ’50 determinò l’inesorabile declino di quella che fu una bellissima storia di lavoro perfettamente integrato con le esigenze dei lavoratori.

La chiusura definitiva

La fabbrica chiuse definitivamente nel 1996.
Molti sono stati negli anni i progetti atti a recuperare i locali, fra gli ultimi si pensa di creare al suo interno una cittadella della salute, atta all’ospitalità di giovani ed anziani.

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