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La regione riparte dai piccoli ospedali di quartiere

In troppi sono costretti a farsi curare in Lombardia e in Veneto.

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Per rilanciare la Sanità Piemonte l’assessore Luigi Icardi ha deciso di rafforzare la rete ospedaliera partendo dagli ospedali di periferia in modo da smaltire le liste d’attesa.

I dati parlano chiaro i malati che vengono a farsi curare in Piemonte e quelli che dal Piemonte puntano sulle strutture lombarde va in rosso per 109,5 milioni: 104 nel 2017, 99,1 nel 2018 (dato in miglioramento ma
non ancora convalidato dal Coordinamento delle Regioni). Butta male, anche se in misura assai più ridotta, con il Veneto: meno 3,4 milioni nel
2016, meno 4,1 nel 2017, meno 4,2 nel 2018. 

Purtroppo tutto ciò si traduce nell’ esborso dei rimborsi dalla regione Piemonte verso le altre regioni.I flussi in uscita verso la Lombardia interessano principalmente l’Alessandrino e in minore misura il Novarese e il Verbano, dove le distanze ridotte con le strutture oltreconfine incidono sulle scelte dei pazienti più ancora che la prospettiva .

 

L’assessore Icardi ha già qualche idea. «Sarebbe impensabile pensare di mantenere in ogni ospedale tutte le specialità – spiega. Più plausibile specializzare gli ospedali: consolidando le vocazioni tradizionali, quando ci
sono, e nel caso costruendone di nuove». Un modo per fidelizzare i pazienti. Più in generale, «bisogna riorganizzare e razionalizzare: è una strada obbligata». Non ultimo: aumentare anche in Piemonte il coinvolgimento
dei privati, puntando sull’integrazione dei servizi ampliando l’offerta.

Per la segreteria provinciale di Confintesa sanità Torino Lippo Francesco: è una buona notizia in questi ultimi anni abbiamo assistito a numerosi tagli e depotenziamento dei piccoli presidi tutto ciò si è tradotto nell’aumento delle liste degli ospedali centrali.

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