Immagina una passeggiata, di notte, al Valentino. Non ti fa paura?

E questo non vi fa un po' rabbia? Una delle più belle parti della città, così pericolosa: cosa possiamo cambiare?1 min


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Le giornate si stanno accorciando, fa buio prima e voi donne avete mai provato a passeggiare, magari da sole, magari solo per un breve tragitto fino alla macchina o al pullman, al Parco del Valentino? Io personalmente sento una profonda ingiustizia nel senso di insicurezza e pericolo che coglie tutti, in una delle zone in assoluto più belle della nostra città.
E sì che i fatti i cronaca che danno ragione di questo pericolo, sono tanti.
E’ vero che è necessario far rispettare le regole, ma il completo spopolamento del parco, è principalmente dovuto a questo e l’aerea, al momento, non sembra oggetto di un progetto di rilancio e riqualificazione.

Il caso

«Poteva finire in tragedia» commenta Gian Luigi Favero, presidente della società di canottaggio Armida, sul Po, all’altezza del Valentino, che ha chiesto che d’ora in avanti gli atleti non si presentino più da soli al circolo. Martedì sera, intorno alle 20,30, rientrando dall’allenamento, una socia del circolo è stata avvicinata da un uomo: «Probabilmente un tossicodipendente italiano – racconta Favero – ha cercato di entrare nella sua macchina, che però è stata prontamente chiusa. Lei ha iniziato a suonare il clacson e l’uomo è scappato via. Abbiamo già segnalato l’episodio sia ai carabinieri che ai vigili urbani. Per fortuna non è accaduto nulla, ma questa volta c’è mancato davvero poco».
Purtroppo sappiamo di altri casi in cui è davvero finita peggio.

Come possiamo migliorare la situazione?

Il Parco, al momento, non gode nemmeno di una vera e propria organizzazione e capita spesso che eventi culturali si sovrappongano, creando del caos generale.
Spesso utilizzato come background ad eventi anche importantissimi per la città, il Valentino viene effettivamente lasciato abbastanza a sé stesso nel resto del tempo ed è vergognoso che un cittadino di Torino non si senta sicuro a passeggiarci.

Quanto tempo dovrà ancora passare prima che si accorgano dell’importanza nevralgica di un progetto di riqualificazione del genere? Quante brutte storie avremo ancora da raccontare di “quella volta che di notte ero al Valentino”?

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