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Dal 4 maggio si parte con 150mila test sierologici. E l’app Immuni

La gara per i test sierologici è stata chiusa in anticipo. Così, dal 4 maggio, inizio della Fase 2, si potrà iniziare l’indagine sui primi 150mila cittadini italiani. E si partirà anche con l’app Immuni

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Dal 4 maggio 150mila test sierologici

Sabato 25 aprile si è conclusa la gara per i test sierologici, in anticipo di quattro giorni rispetto a quanto previsto. Vi hanno partecipato 72 aziende. Così, dal 4 maggio 2020, data ufficiale per l’inizio della Fase 2 dell’emergenza Coronavirus, si inizierà con l’indagine.

Al via i test sierologici

A dare l’annuncio dell’avvio dei testi sierologici è stato il commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri, durante la conferenza stampa alla Protezione civile. «Dal 4 maggio potremmo iniziare l’indagine sui primi 150mila cittadini organizzati in un campione che abbiamo strutturato insieme all’Inail e all’Istat per anagrafe, zona, censo – ha spiegato il commissario Arcuri – e il vincitore non solo è quello che ha confermato di avere l’insieme degli otto requisiti di qualità che il Comitato tecnico-scientifico aveva posto alla base di questa gara, ma ha deciso che questi test debbano essere offerti a titolo totalmente gratuito. Dunque – prosegue Arcuri – siamo riusciti a ottenere la migliore offerta sul mercato oggi esistente e contemporaneamente a non gravare sulle casse dello Stato».

L’app immuni per il contact-tracing

Riguardo all’app Immuni, per il contact tracing, il commissario Arcutri ha sottolineato che questa «Non solo sarà pubblica, italiana e rispetterà tutte le norme sulla privacy, ma progressivamente arriverà a essere costruita intorno al diario sanitario di tutti i cittadini che intenderanno utilizzarla e quindi sarà uno strumento non solo di informazione e alert ma di politiche sanitarie da remoto».

Le mascherine per le Regioni

Sul discorso mascherine, sempre nella conferenza stampa, Domenico Arcuri ha fatto sapere che «le Regioni hanno dichiarato di avere una disponibilità di 47 milioni di mascherine nei loro magazzini. Quindi siamo pronti a distribuire tutte le mascherine che serviranno a gestire la Fase 2».

Produrre in Italia i dispositivi di protezione individuale (dpi)

«Un grande Paese non può dipendere per sempre dalle importazioni e dalle guerre commerciali – ha fatto notare – Noi siamo un Paese del G7, la seconda manifattura d’Europa e mai come in questo periodo abbiamo dimostrato di essere un Paese straordinario: con Cura Italia Incentivi ieri sera erano 106 le imprese che hanno ricevuto l’approvazione del loro programma di investimento, 5 hanno già sottoscritto con i nostri uffici un contratto e ci stanno rifornendo delle loro mascherine.

Inoltre, abbiamo sottoscritto un accordo con due grandi imprese italiane che stanno producendo 51 macchine utensili che serviranno a produrre da 400mila a 800mila mascherine al giorno: dunque non solo la riconversione o l’implementazione di nuovi impianti con Cura Italia, ma anche l’acquisto da parte dello Stato delle macchine che servono a produrre questi dispositivi. Arriveremo a produrne almeno 25 milioni al giorno. Insomma – conclude Arcuri – lo Stato c’è ed è tornato a investire con forza in uomini, strutture, tecnologie e dotazioni con un semplice obiettivo, quello di garantire a tutti i cittadini un diritto fondamentale scolpito nella Costituzione: la salute».

LEGGI ANCHE: Fase 2: cosa accade al mercato di Porta Palazzo dal 4 maggio.

Immagine di copertina rappresentativa. Credit: pixabay-fernando-zhiminaicela

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